La Majella è stata scelta nel corso dei secoli come luogo sicuro in cui vivere una vita ascetica e contemplativa e oggi può ancora mostrare eremi incantevoli che sorgono vicino a cascate, fiumi o, nei casi più estremi, nelle rocce.

( eremo s. Giovanni all’Orfento)

Questi  “sentieri dello spirito”, come vengono appunto definiti i percorsi che conducono agli eremi, sono oggi molto praticati non soltanto dai credenti nei santi e nel loro sacrificio per il bene dell’umanità, ma anche dai semplici curiosi o appassionati di percorsi montani.

Santo Spirito a Majella è indubbiamente uno dei complessi monastici più famosi e fra i più grandi della Majella oltre che il più ricco di storia e di tradizioni.

Sorge nel territorio di Roccamorice, un borgo che in realtà è stato un vero e proprio punto di riferimento per la scelta eremitica. Infatti un altro stupendo eremo è quello di San Bartolomeo in Legio, che si staglia in posizione incantevole sotto un tetto di roccia mostrando la nuda vallata.

( San Bartolomeo in Legio )

 

 

 

 

L’eremo di Santo Spirito in origine ( intorno all’anno mille ) era costituito solamente di celle scavate all’interno della roccia, di cui ancora adesso si possono vedere le tracce, e di una chiesetta anch’essa addossata alla roccia.

 

 

Pietro da Morrone, futuro Papa Celestino V, lo trovò distrutto ed abbandonato, ma proprio qui costruì una nuova chiesa che addirittura comprendeva l’oratorio, l’alloggio dei monaci e stanze per veri e propri ritiri spirituali. Era il 1246 e Santo Spirito a Majella rinasceva a nuova vita.

Gli allontanamenti dell’Asceta erano molto frequenti e nel 1293 si stabilì presso Sulmona, nell’eremo di sant Onofrio, trasferendo la Casa Madre presso Sulmona. E qui l’eremita Pietro ricevette la nomina papale che poco dopo rifiutò. Il Papa,  noto per il “gran rifiuto” col nome di Celestino V,  preferiva l’umile vita ascetica tra i monti sacri d’Abruzzo alla voglia di potere.

Moltissime sono le leggende legate a questo luogo di culto e in particolare a Pietro da Morrone. Storie di diavoli, di profanazioni sacrileghe e di esemplari punizioni, tutte imperniate intorno alla figura del santo eremita. Nonostante gli studi, pare ci sia ancora molto cammino da percorrere per rendere giustizia  all’Uomo del Morrone.

 

Il tour dll’eremo di Santo Spirito a Majella può cominciare dalla chiesa, a navata unica: alle spalle dell’altare si apre l’ex convento recuperato e restaurato in tempi recenti. Uscendo dalla chiesa attraversiamo un corridoio ricavato fra la chiesa stessa e la roccia: è l’accesso all’eremo, di certo molto molto suggestivo.

 

 

Il pellegrino o lo studioso, il ricercatore di spiritualità o l’esperto di cultura medioevale, che si reca a visitare l’ Eremo fondato da Pietro, poi Papa Celestino V, resta catturato dalla bellezza e dalla misteriosità di un simbolo ivi ricorrente e che lo accoglie: la Croce celestiniana.

 

 


 

 

 

 

Della maggior parte delle stanze dell’eremo restano solo le mura perimetrali.

Una prima scalinata porta al piano superiore dell’eremo, composto da un belvedere che si affaccia sulla valle.
Una seconda scalinata, coperta da una galleria, porta al terzo livello dell’eremo e la statua del santo dà il benvenuto al visitatore.


 

 

 

 


 

 

 

 

E infine ecco l’ultima scalinata, quella più famosa detta ” la scala santa ” che porta all’interno dell’oratorio di Santa Maria Maddalena.

L’eremo è accessibile e sicuro per tutti. Attenzione a quei tratti umidi e scivosi !!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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