I trabocchi, queste strane creature protese verso il mare, sono testimoni di un’antica civiltà legata alla pesca e al mare.

Secondo alcuni storici il trabocco sarebbe un’invenzione importata dai Fenici, ma i primi e più antichi documenti che ci parlano dei “trabocchi” della nostra zona sono riferibili alle pagine sulla vita di Pietro da Morrone (divenuto poi il Papa “del gran rifiuto” col nome di Celestino V) che, avendo dimorato nel Monastero di San Giovanni in Venere dal 1240 al 1243, nelle sue passeggiate ammirava spesso il mare sottostante ” punteggiato di Trabocchi “.

Altri storici parlano del fortissimo terremoto del 1627,  sulle coste teatine, che decimò la popolazione favorendo un grande flusso di immigrazione dalla Francia. Giunsero diverse famiglie di artigiani e “puntuaroli’ addetti ai guadi dei fiumi ed è proprio grazie a questi che, tra San Vito e Rocca San Giovanni, vennero costruiti i trabocchi.

La ferrovia nel 1863 porta nuovi materiali e tecnologie che modificano e migliorano i trabocchi. La struttura del trabocco col tempo cambia, diventa più leggera, più agile ma  a partire dall’immediato dopo guerra, subisce un progressivo abbandono perché  sistemi di pesca più attuali consegnano al degrado queste sentinelle protese nel mare.

La ferrovia  viene quindi spostata all’interno e la vecchia strada ferrata  abbandonata e smantellata. Oggi resta un percorso ciottolato che costeggia l’Adriatico… è qui che ci fermeremo a camminare . Certo, c’e in progetto una ciclabile che percorra la costa per 43 chilometri e i lavori dovrebbero iniziare entro l’anno.

DOVE AMMIRARE I TRABOCCHI

Presenti in diverse zone della nostra costa i Trabocchi si concentrano  nel tratto che va da Punta Acquabella nel comune di Ortona fino a Vasto. Dedicate più giorni all’esplorazione e se avete solo un weekend scegliete solo su uno o due mete … di sicuro tornerete in un caso o nell’altro!

ORTONA, partendo dal Lido Saraceni, attiguo al porto, ci inerpichiamo per una salita, attraversiamo la riserva  naturale Punta dell’ Acquabella e, seguendo il percorso per nulla difficile, scendiamo in una cala ghiaiosa dove l’acqua limpida e cristallina mostra  fondali di sabbia e ciottoli.

SAN VITO Marina,  il paese delle ginestre secondo la definizione dannunziana, è subito a sud (doverosa una sosta… non mancheranno piacevoli sorprese!!) e se poi con la macchina raggiungiamo il Promontorio dannunziano ( ben indicato sulla statale 16 ) godiamo di una vista che  che ci permette di abbracciare Ortona  spingendoci fino a Punta Penna di Vasto e le isole Tremiti. Alle spalle  l’eremo dannunziano e a un passo la Marina dominata da rupi che affacciano su spiaggette e cale selvatiche e incontaminate.

 

Poco più a sud di San Vito si trova il lido di ROCCA SAN GIOVANNI. Lungo questo tratto costiero si susseguono una serie di calette ed insenature incise tra scogliere e balze rocciose; Vallevò, la Foce, la Grotta delle Farfalle e Punta Cavalluccio col suo trabocco.
Se gradite un’area attrezzata fermatevi alla spiaggia del Cavalluccio, una piccola lingua di sabbia, ma se amate la natura più selvaggia allora preferite le località della costa.  La vegetazione crea un panorama indimenticabile con ginestre, aranceti e uliveti che si protendono fino al mare.

C’è poi FOSSACESIA con il Golfo di Venere e la collina con l’antica Abbazia di San Giovanni in Venere e la spiaggia della Fuggitella e i suoi Trabocchi conosciiuti e frequentati anche da Vip internazionali!

Poco più a sud incontriamo

TORINO DI SANGRO a un passo dalla Lecceta e dal Cimitero Britannico dei caduti nella cruenta battaglia del Sangro del 1943.

Qui scendiamo a Punta Le Morge e alla spiaggia del Fosso del Diavolo!!
“Tutti i fruitori di quel bellissimo tratto di costa sono garantiti nell’accesso indisturbato al Trabocco comunale e nell’utilizzo della spiaggia limitrofa, adeguatamente informati che a circa 400 metri di distanza, verso nord, vi è un’area destinata al naturismo e solo in quell’area sarà possibile praticarla.” Parola di Sindaco.

Ancora più a sud si incontra il variegato profilo della costa di VASTO in cui si alternano rocce, falesie e lunghe spiagge di sabbia finissima e varietà botaniche rarissime.

Il Percorso mostra nel tratto iniziale evidenti segni delle grandi opere che circa 150 anni fa consentirono il passaggio dell’importantissima Ferrovia Adriatica: riempimento di canaloni e importanti opere di convogliamento delle acque meteoriche, arcate a monte per sostenere il versante e grandi muraglioni a mare per limitare l’azione erosiva delle acque marine. Ora, grazie all’istituzione della Riserva Naturale di Punta Aderci, avvenuta con Legge Regionale del 1998, il processo di rinaturalizzazione ci sta restituendo un autentico tesoro sulla costa adriatica. Qui le spiagge di ciottoli di Mottagrossa e Libertini fanno da cornice alla bella falesia di Punta Aderci con le sue grotte naturali e  la sabbia finissima della spiaggia di Punta Penna, la cui ampiezza si deve anche alla costruzione del braccio nord della darsena del porto omonimo.

Se amate fare trekking non potrete fare a meno di osservare l’alternarsi di paesaggi agricoli coltivati a grano, girasole, coriandolo e le spettacolari vedute sui vigneti e poi scogliere e ancora trabocchi che si susseguono.
Concludiamo   con la lunga spiaggia sabbiosa di SAN SALVO con i suoi  fondali bassi, le dune e la ricca vegetazione dell’area protetta del Giardino Botanico Mediterraneo.



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