Oggi vi porto in gita nell’entroterra Vastese.

Da Ortona imbocchiamo l’autostrada e all’uscita di Vasto nord proseguiamo per la fondovalle Sinello in direzione di Gissi.
Già qualche chilometro prima, è possibile ammirare il paese arroccato sui suoi 500 metri. Amici ci aspettano al bar dell’angolo e in paese siamo subito catturati dalla cura, in ogni angolo, dei fiori.


Il sindaco Agostino Chieffo ci dice che Gissi e “comune fiorito” … perché  “fiorire è accogliere” !!

 

 

Pochi passi e raggiungiamo “palazzo Carunchio”, sede del municipio e antico monastero francescano dell’800. All’interno ci aspetta Arturo, un ragazzo gissano esperto di belle arti, che ci introduce al Museo Storico, che occupa alcune stanze del pianterreno.

 

Nel museo sono conservati interessanti reperti riferibili alla prima guerra mondiale, mi colpisce una serie di targhette in metallo con incisi i nomi dei caduti di Gissi. Nel 1922 infatti era iniziato un grande movimento commemorativo promosso dal ministero della Pubblica Istruzione che presupponeva la creazione in ogni paese di un parco dove dovevano essere piantati tanti alberi quanti erano stati i caduti in guerra. Su ogni albero veniva posta la targhetta in metallo con i nomi dei soldati: ebbene a Gissi (forse unico caso in Italia) qualcuno ha raccolto e custodito dalle devastazioni della seconda guerra le targhette che ha consegnato in tempi recenti al museo.


 

 

 

 

In una stanza invece ci sono documenti riferibili al regno delle due Sicilie di cui l’Abruzzo era parte dal 1816 fino al 1861.

Arturo  ci accompagna quindi, passando per “Gissi Vecchia”, alla chiesa di Santa Maria Assunta, edificata nel 1568 e realizzata in pietra calcarea che ospita al suo interno un organo di fine XVII secolo.

 

 

L”associazione “Lu quart da pite” non è la sola che ha preparato per noi la visita, ha collaborato anche l’associazione “Liberi tutti” che ci sorprende, a metà mattinata,  con una colazione tipica paesana con ventricina, salsicce di fegato, pane e olio, vino fermentato e precoche (pesche), pizza con “tenere di lup” (pizza antica fatta con luppolo selvatico e ventricina). Come resistere?

 

Proseguiamo il trekking urbano  con Davide D’Ugo che ci conduce alla villa comunale. Dal belvedere ammiriamo il monte Sorbo (collegato al paese attraverso un sentiero del CAI) e, ancora più dietro, la nostra Majella.

Dopo un pranzo delizioso da N’Donio …

 

 

 

 

proseguiamo la visita del borgo antico con Davide che ci fa notare  le case costruite nel gesso o con blocchi di gesso. Molte abitazioni conservano, chi in originale chi sapientemente ristrutturate, le antiche cantine dove tra l’altro si stipava, e lo si fa ancora, il vino cotto … Davide ci offre del vino cotto datato una cinquantina d’anni … che dire? “La bevanda degli dei” per noi di BORGHI D’ ABRUZZO … WOW grazie

Usciamo da questa cantina e torniamo al presente. E ‘ ora di ripartire. E’ il momento dei saluti e promettiamo di tornare ancora magari in occasione di qualche evento o sagra. Durante la discesa a valle portiamo nel cuore la consapevolezza di aver conosciuto un tassello importante della storia del nostro Abruzzo, un borgo ricco di significato e gente davvero speciale che ha fatto dell’accoglienza un valore per la vita.


 

 

 

 

 

 

 



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